Chi? Abd Elrahim Hysam, meglio noto come Sheik Abdo, è il vincitore del Premio Diritti Umani 2018 di Operation Daywork e destinatario dei fondi raccolti tramite il lavoro dei ragazzi volontari durante la Giornata d’Azione, svoltasi lo scorso 12 aprile.

Sheik Abdo nasce ad Al Qusayr, una piccola cittadina della Siria meridionale, dove lavora come maestro elementare. Nel 2011, dopo lo scoppio delle manifestazioni contro il regime di Bashar Al-Asad, perseguitato dalle forze governative a seguito dell’istituzione di una clinica per il trattamento dei feriti nelle manifestazioni civili di protesta, viene costretto a fuggire dalla Siria insieme a sua moglie e si rifugia in un piccolo villaggio di nome Akkar, in Libano.

Cosa? Quando il numero di rifugiati siriani in Libano comincia a crescere esponenzialmente a causa delle violenze e delle persecuzioni, Sheik Abdo decide di affittare l’appezzamento di terra accanto al suo appartamento e realizzarvi un campo profughi, fondando, così, la “Al Ihsan”, un’associazione di mutuo soccorso per i rifugiati siriani. Nel 2013 Sheik Abdo realizza il Malaak Center, un centro scolastico e di aggregazione dove poter svolgere qualsiasi tipo di attività, dal cucito all’arte, dalla musica all’apprendimento di lingue straniere. Il Malaak Center, che ad oggi accoglie 460 studenti tra i 3 e i 17 anni e 14 insegnanti, si occupa anche della riabilitazione psicologica dei bambini fuggiti da contesti di guerra e violenza inenarrabili. Parallelamente al suo impegno per i rifugiati siriani, Sheik Abdo porta avanti con forza e determinazione la sua Proposta di Pace per la Siria.

Perché? Sheik Abdo è fermamente convinto dell’efficacia dell’istruzione come strumento di contrasto alla guerra e alla schiavitù e unica via percorribile per la pace e la libertà. Attraverso l’istruzione è possibile restituire ai bambini la speranza per un futuro migliore ed accendere in loro il lume della gentilezza e della tolleranza. Per Sheik Abdo è altrettanto importante portare la causa dei rifugiati siriani all’attenzione mediatica ed istituzionale dell’Europa, per riuscire ad ottenere l’appoggio necessario a far cessare la guerra e a far tornare i siriani nella loro patria. Una patria che sia geograficamente indivisa e che faccia delle diversità non un’arma, bensì una ricchezza.