Giulia Calò
Curiosa, timida e incostante.

Queste credo siano fra le caratteristiche che meglio mi descrivono, anche parlando del mio rapporto col mondo della cultura.
Curiosa perché credo che ogni modo di fare cultura e diffonderla, e aggiungerei la creatività, sia giusto: le persone sono tutte diverse ed ognuna ha bisogno di uno o più approcci, stimoli, differenti da quelli necessari a qualcun altro, nell’esprimere se stesso o nell’assimilare espressioni altrui. Ed è la curiosità a rendermi possibile combattere la mia timidezza, che con gli anni ho imparato ad apprezzare perché mi aiuta ad essere più sensibile. Infine l’incostanza è una caratteristica strettamente legata alla curiosità, che mi porta ad interessarmi a mille cose diverse, ma riuscendo con fatica a sceglierne una per dedicarmici pienamente.
Ecco, per me la cultura è sicuramente fatica. Richiede concentrazione, dedizione, forza di volontà e convinzione, quest’ultima per non dire passione. E poi ti arricchisce, ti porta a scoperte sempre nuove, fuori e dentro di te e, perché no, ti fa anche sentire migliore, il che non guasta.
Con la cultura si può anche vivere, l’ho potuto constatare coi miei occhi. Dopo la maturità artistica e non essermi laureata in lingue per l’editoria, da cinque anni seguo corsi e laboratori di teatro, ho partecipato a campus creativi (Make It Visible), workshop artistici (con Beartiful, o al Mart), seguito alcune attività di Museion (diventando anche una Young Friend), partecipato a un corso formativo sul lavoro in aziende creative e culturali, fatto uno stage con Weigh Station. Lungo questo percorso ho conosciuto molte persone che vivono di cultura e le ammiro perché non sempre è facile. Ma anche quando non è possibile dedicarsi a essa, se si riesce a farlo nei ritagli di tempo assume un immenso valore.
Ti mette in contatto con la tua e altre anime.
Ti libera, ti cura.