di Heike Köhler

E 5 e 6 e 7 e 8…Patrik Marini! È lui il protagonista di oggi. Lui, che ha fatto della danza il suo mondo, il suo motto e anche il suo tatuaggio (“5 6 7 8”, il conto che dà inizio ad un esercizio o ad una coreografia durante le lezioni di danza).
Patrik, 27 anni, bolzanino, sembra essere stato destinato al ballo già prima di venire al mondo. Ci racconta, infatti, che sua madre, una settimana prima del parto, dopo aver visto tutti i film di Patrick Swayze, attore e talentuoso ballerino conosciuto soprattutto per il suo ruolo da protagonista in “Dirty Dancing”, decise che, il figlio, lo avrebbe chiamato come lui.
Un nome, un garanzia: il piccolo Patrik, difatti, impiega ben poco tempo a scoprire di non essere proprio tagliato per alcun gioco sportivo. Così, all’età di dieci anni, viene portato dalla madre alla sua prima lezione di danza.
Dopo aver appreso le basi dell’hip-hop, lo abbandona per frequentare lezioni di ballo moderna jazz fino a quando, a 17 anni, non scopre l’eclettico mondo della danza contemporanea e comincia a specializzarsi in contact, improvvisazione e teatro-danza portando avanti uno studio più maturo del movimento.
Frequenta assiduamente corsi e stage di danza contemporanea in tutta Italia, cercando di tracciare il proprio percorso artistico e di individuare e creare il proprio stile di ballo.
L’anno scorso ha partecipato con due diverse scuole ad “Alps Move”, un festival sudtirolese di danza, teatro e movimento contemporanei che mira a dare spazio e visibilità agli artisti contemporanei locali.
“Da lì si sono aperte porte e affacciate molte opportunità”, ci svela Patrik. In particolare ha ricevuto una interessantissima richiesta di collaborazione da parte di “Danceproject”, un laboratorio di musical di Laives, che mette i propri giovani e giovanissimi allievi a contatto con tutte le discipline teatrali: canto, recitazione e ballo. Il ruolo di Patrik all’interno di questo progetto è, appunto, quello di impartire lezioni danza contemporanea ad un gruppo di ragazzi dai 12 ai 16 anni, per i quali ha anche realizzato una coreografia da mettere in scena all’interno del musical di fine anno, che si terrà il 9 giugno al Teatro di San Giacomo e che, quest’anno, sarà dedicato alla mitica ed evanescente figura di Edith Piaf.
Per Patrik questa è la prima esperienza di insegnamento, “un’esperienza altamente formativa, che ogni ballerino dovrebbe provare, perché ballare e insegnare sono due cose completamente diverse; non è detto che una tecnica di ballo ineccepibile permetta di insegnare con altrettanto successo e passione”. Quello che Patrik spera di riuscire a fare è insegnare ai suoi ragazzi a veicolare nel movimento la propria forza e le proprie emozioni.
Al di là del suo impegno per il laboratorio di musical, Patrik è anche membro di una crew di ballo, la “Rejoined Crew”, formata da amici ballerini che si sono ritrovati dopo molti anni di studio con la volontà di ricevere nuovi stimoli al di fuori delle lezioni di danza e di dare l’opportunità di continuare a ballare a chi, per studio e/o lavoro, non può più permettersi l’impegno di frequentare una scuola di danza.

Sogni per il futuro? Sostanzialmente ciò che Patrik si augura di poter fare in futuro è “vivere di sola danza” e cimentarsi nella coreografia, perché “la sensazione più bella è quella di vedere realizzata addosso ai ballerini una propria idea di coreografia”.

E allora non posso che chiudere con il suo motto…”Che la danza sia con voi!”