di Laura Timioni 

Avere un gatto, dice mio padre, ti cambia la vita, e per un certo verso ha ragione.
Prima di accogliere una magnifica gatta in casa, la mia vita era piuttosto monotona. Anche se inizialmente a zampettare per casa non doveva essere un gatto, ma bensì un cane.
Un giorno infatti, dopo anni di discussioni con i miei genitori, mi diedero la lieta notizia che di li a poco saremmo andati al canile per prendere un cagnolino. Io ero al settimo cielo e quando arrivò il grande giorno ero felicissima. Quando arrivammo al canile, però, rimasi delusa nel vedere che avevano solo cani di taglia grande, mentre le parole di mia madre si ripetevano come un mantra nella mia testa “solo cani piccoli, solo cani piccoli”. Allora, rassegnate, andammo a vedere dove tenevano i gatti, ma mi imposi dicendo:

”Un gatto non lo voglio! Io voglio un cane”.

Il signore del canile ci disse che i gatti non erano finiti lì e che ce ne erano altri in un’altra stanza. Mia madre mi trascinò con prepotenza nella stanza mentre io volevo vedere ancora i cani sperando che in quel momento sarebbe arrivato un cagnolino adatto a noi.
Appena entrai la vidi. Una gattina di poco più di un anno che mi guardava con degli occhioni gialli che mi urlavano “ti prego, amami”, e di li le parole mi uscirono di bocca spontanee, “voglio questa”.
Così da sette anni ormai, Piuma si diverte a lasciare peli in giro per la casa e a graffiare tutto ciò che è graffiabile. Molti dicono che il gatto non dà affetto, ma non credo sia così. Piuma per esempio ha modi diversi di dimostrare il suo affetto ai vari membri della famiglia.
Per quanto riguarda mio padre, Piuma va a cercarlo, si fa coccolare, dorme con lui e quando la chiama risponde. La mattina quando va a svegliarlo gli lecca la faccia e gli miagola dolcemente. Ultimamente, dato che il babbo si è rotto una gamba, la dispettosa gli si piazza proprio sulla gamba infortunata per svegliarlo, subendo poi come conseguenza una spinta che la fa cadere dal letto.
La mamma invece è l’addetta al cibo. Quando la creatura ha fame va a cercarla per essere sfamata, e, viziata com’è, non accetta le crocchette dalla ciotola, ma solo se imboccata. Da mia mamma accetta le coccole, ma solo fino a un certo punto, poi la morde e se ne va. Per svegliarla, la gatta le morde gli alluci dei piedi e le mette il “sedere” in faccia.
Io invece sono la cattiva della situazione. Questa gatta è il primo animale domestico che ho, a parte una moltitudine di pesci che duravano si e no un mese. Per dimostrarle il mio affetto io la prendo in braccio e me la strapazzo un po’ (a volte troppo), le tolgo le cispe dagli occhi, gioco con le sue zampe o la bacio sul muso. Ormai a questo mio particolare affetto lei si è abituata, cercando di scappare appena mi vede e a rintanarsi in angolini dove può essere a malapena vista. Abbiamo però anche i nostri momenti felici, ad esempio quando le dò del cibo o quando le faccio le coccole con mia madre. In quei momenti arriva anche a farmi le fusa.
Mio padre odia quando la prendo in braccio perché crede che le faccia del male, ma io sto molto attenta a trattarla bene, e appena da segni che vuole essere liberata, la accontento.
Nonostante questo, però, appena mi allontano per qualche giorno, il mio letto viene occupato dalla signorina. Non so se sia per il letto incredibilmente comodo o perché soffra la mia mancanza, fatto sta che al mio ritorno trovo sempre il letto pieno di peli. Tutto questo è iniziato l’anno scorso, quando andai in Spagna con la scuola (frequento il quarto anno alla scuola superiore Claudia de’Medici indirizzo turismo) e venivo inondata di foto della bestia tranquillamente sdraiata sul mio letto che dormiva come un sasso. Quest’anno poi sono andata (sempre con la scuola) in Irlanda, e la storia si è ripetuta. Pure quando vado in Toscana dai miei zii per qualche giorno, la bestiolina non si fa sfuggire quel comodo giaciglio su cui lasciare l’equivalente del suo peso in peli.
Ultimamente la Mao (uno dei tanti nomi che le ho assegnato) sta cambiando atteggiamento nei miei confronti, avvicinandosi un poco di più a me, ma sempre mantenendo quel metro di sicurezza, ma appena mi muovo, sfreccia nuovamente sotto al letto dei miei genitori. Aspetto di vedere la felicità nei suoi occhi nell’avere casa libera dalle otto di mattina alle sei di sera, dato che da oggi inizio questo stage nell’associazione YouthMagazine. Immagino sarà molto felice di avere casa tutta per se senza nessuno che la disturba quando dorme. Come quando al mio ultimo compleanno i miei genitori mi avevano lasciato l’intera casa per festeggiare coi miei amici, e quando tornai dopo essere stata al bar, la trovai sdraiata sul tavolino del soggiorno che puntava i palloncini con su scritto 18.
Un altro posto dove le piace particolarmente dormire è sulla sedia a rotelle di mio padre, e lui pur di non farla scomodare la lascia fare, impegnandosi a muoversi con le stampelle.
Piuma è diventata oggetto di una delle mie più grandi passioni: la lettura. Appena è entrata a far parte della famiglia ho iniziato a leggere libri sui gatti per informarmi su come dovessi comportarmi con lei e su cosa darle da mangiare e su altre notizie. Un’altra mia passione di cui è diventata protagonista è quella che riguarda il Giappone e la Corea; infatti la chiamo Hane (Piuma in Giapponese) o Gis (Piuma in coreano).
Molti dicono che Piuma è troppo viziata, ed hanno ragione, ma è talmente bella, che le si permette tutto.