di Anja Andjelic 

Marco e Francesco sono due giovanissimi collaboratori di Datatellers e si occupano della parte informatica. Nonostante la loro età, sono già parte integrante dell’azienda, tanto che, di propria iniziativa, hanno deciso di portare l’esempio della start-up a un concorso internazionale che quest’anno si svolgerà in Portogallo.

 Ma prima di parlare in concreto di ciò che hanno deciso di fare, conosciamoli meglio.

Come siete arrivati da DataTellers?

FRANCESCO: “Stavo seguendo il corso di Lean start-up all’Università e Carlo, CEO di Datatellers, è diventato il mio mentore per il progetto che stavo facendo. In seguito, ho colto la possibilità di svolgere il tirocinio finale prima della laurea da Datatellers, il quale è durato sei mesi. Infine, ho deciso di collaborare part-time perché volevo rimanere qui. Il motivo? Credo in ciò che fa l’azienda, in come lo fa, nel rapporto con il cliente, ma soprattutto con il dipendente che, di fatto, è membro di una sorta di grande famiglia. Carlo ogni tanto scherza, dicendo: “non lo pensa nessuno che io sia il capo qui”. Lo fa scherzosamente, ovvio: sappiamo benissimo com’è l’organizzazione. C’è una questione di rispetto reciproco e delle competenze altrui. Siamo un team molto vario e rispettiamo il fatto di avere tutti dei background diversi.”

MARCO: “Io invece non sono arrivato qui per un tirocinio. Anch’io però lavoro part-time per riuscire a finire gli studi. Ho iniziato ad ottobre e già conoscevo Carlo, sempre grazie al corso di Lean Start up. Verso fine estate mi ha chiesto di venire, ho fatto la prova e sono riuscito ad entrare nel team. Sinceramente, non me ne andrei dall’oggi al domani proprio per il tipo di ambiente. Io e Francesco, come del resto tutti qui, abbiamo la fortuna di avere abbastanza libertà a livello lavorativo. Avere libertà di scelta da’ l’impressione di non essere gli ultimi arrivati.”

Entrambi sono d’accordo sul fatto che la formazione sia una parte importante del processo di crescita lavorativo.

Carlo ci tiene molto alla formazione, ci sprona a laurearci il più presto possibile e ci sostiene ad aggiornarci in modo continuo. Per noi informatici è molto importante, dobbiamo essere in grado di conoscere i nuovi linguaggi di programmazione, i nuovi framework e così via.

 Avete provato il “timore del primo giorno”?

FRANCESCO: “Più che per il primo giorno, ero più in ansia per il colloquio, perché era il mio primo colloquio serio. Penso sia stata una delle rare volte in cui sono arrivato in ufficio in giacca e cravatta. Personalmente in ufficio mi sono sentito subito a mio agio, sin dall’inizio.”

MARCO: “Il mio colloquio invece è stato un po’ diverso, diciamo non proprio formale. Questo perché già conoscevo la realtà e le persone. È stata un’ottima scelta. Il primo giorno sono arrivato quando erano ancora nel vecchio ufficio nel momento di trasferimento. È stata molto casual come situazione: diciamo che uno non se lo aspetta proprio così.”

Vi sareste mai aspettati un lavoro del genere?

MARCO: “Io forse si, perché sapevo che Datatellers era una start-up. Per quanto riguarda l’attività in sé, non sapevo esattamente di cosa si trattasse, perché abbiamo il contratto di riservatezza e quindi all’esterno non si sa di preciso che cosa facciamo qui dentro. La prima giornata l’ho passata con Riccardo che mi ha spiegato in pratica che cosa si fa. Dall’altra parte l’ambiente me lo aspettavo, perché è l’ambiente delle start-up. C’è da dire però che non è neanche così comune trovare start-up così. Soprattutto, non mi aspettavo un ambiente tanto numeroso.”

FRANCESCO: “Una delle cose più interessanti è che non ci si annoia. Non si lavora sempre ad un unico prodotto, quindi nel momento in cui questo diventa pesante per un informatico, ce n’è un altro a cui pensare. Si cambia abitudine e routine. È un ambiente molto dinamico e stimolante.”

 I due ragazzi si sono accorti che la realtà di Datatellers è un qualcosa di particolare e interessante, tanto che hanno deciso di studiarla e di portare il caso ad una conferenza accademica riguardante la metodologia Agile.

Agile è una metodologia di lavoro che ha diversi focus.

Noi abbiamo deciso di approcciare principalmente l’ambito gestionale e il project management. Abbiamo cercato di adattare il metodo di lavoro che abbiamo da Datatellers sempre di più verso il metodo Agile. Ci siamo accorti che in azienda c’è la volontà di fare questa trasformazione. Tutti in azienda avevano già quel giusto approccio al lavoro, solo che mancava un po’ di metodologia e di pratiche di routine. Ora stiamo assistendo ad una trasformazione graduale, partita dal basso. Pian pianino. Discutendone sempre con Carlo e Riccardo. Loro conoscono il team meglio di noi. Da questo punto di vista ci hanno sempre lasciato carta bianca e sono stati il nostro consulto”.

Abbiamo pensato di attivare il processo di trasformazione perché si tratta di un argomento ricercato in questo momento, anche in ambito accademico, c’è ancora molto spazio per fare ricerca e divulgazione.

Da Ottobre ad oggi abbiamo documentato tutto ciò che è successo in azienda e analizzeremo anche le attività nel prossimo mese. Quello che risulterà sarà un experience report, ovvero un elaborato di 8 pagine nel quale descriveremo ciò osservato. Senza usare grandi parole, questo lavoro si può considerare una sorta di “ricerca”, ma non considerarci “ricercatori”.” (ridono)

 All’interno dell’azienda, secondo voi si crea Cultura?

FRANCESCO:“Si, perché ognuno di noi contribuisce al miglioramento degli altri. In un ambiente così, ci si può solo arricchire. Ci confrontiamo quotidianamente con persone che hanno mentalità, formazione professionale e forma mentis diverse. Ci mettiamo sempre in discussione e ognuno se ha qualcosa da dire, la dice. In un team variegato come questo, ognuno assimila altri livelli di complessità e diversità. Abbiamo pochi punti in comune e questo fa nascere spunti interessanti di riflessione personale e di discussione.
C’è molta libertà di opinione. Le persone non sono giudicate o messe in secondo piano. C’è una gerarchia piatta. Riccardo mi ha sempre detto: «ognuno sta qui per un motivo, è qui per delle determinate abilità o predisposizioni. È giusto che abbia spazio per dire ciò che pensa».

MARCO: “Uno dei motivi principali per cui scegliamo di stare qui è proprio il fatto che passiamo tanto tempo a parlare tra di noi, a discutere anche di cose che magari non centrano con il lavoro. La maggior parte della gente ci chiede: ma voi cosa fate qui? Vi vediamo sempre a mangiare, chiacchierare, sempre qualcosa di diverso dallo stare davanti al pc. Noi rispondiamo che questo non è assolutamente negativo. Non rallenta il lavoro, al contrario, lo stimola. Nei momenti in cui si deve lavorare, infatti, si lavora. Sicuramente il livello di stress per arrivare agli obiettivi è basso.”

FRANCESCO: “Non è da tutti riuscire ad avere una tale libertà e allo stesso tempo lavorare ed essere efficienti. Carlo e Riccardo, però, ci coinvolgono, sono bravissimi. C’è carisma, condivisione dell’obiettivo comune. Ti fanno sentire partecipi. È difficile da trasmettere questa voglia di fare e di lavorare. Nonostante non sia la tua azienda, la senti comunque tua. È un ottimo lavoro di squadra.”