di Sara Ferigo 

  • Come è nata la tua passione per l’arte? Cosa ti ha portato a scegliere di farne la tua carriera?

Non ricordo di aver mai pensato ad un altro mestiere nella vita. Fin da bambina ero convinta che avrei frequentato scuole d’arte e sono sempre stata sicura di farcela. Poi dal desiderio di conoscere e migliorare la tecnica è nato qualcosa che si è trasformato con il tempo nella mia professione. Gli studi che ho frequentato e l’ambiente universitario in cui ho vissuto mi ha molto aiutata a indirizzare le mie capacità e ho imparato che la pratica, la ricerca e la relazione con il pubblico sono la base di un buon progetto.

  • Rispetto alla “normale” carriera universitaria hai avuto anche molte esperienze trasversali; come hanno influenzato il tuo lavoro?

La prima esperienza di tirocinio che ho avuto mi ha lasciato il segno per molto tempo. Fu in uno studio di grafica e progettazione editoriale a Madrid a conclusione del primo triennio di studi e prima di iniziare la ricerca per la tesi. Inizialmente fu uno shock e trovai particolarmente difficile e noioso stare al computer per otto ore consecutive, non riuscivo ad avere gli stimoli sufficienti a sviluppare idee interessanti. Lasciai, e tornai in Italia prima di concludere il periodo stabilito e riiniziai subito a studiare per la tesi e successivamente per il master. Avevo bisogno di molto scambio e di ambienti fertili in cui lavorare.

  • Come si collega il progetto DiDa alla tua esperienza professionale e di vita?

In questo bisogno e desiderio si inserisce il progetto DiDa. Come spesso accade quando si concludono gli studi e si inizia a lavorare full time, il tempo e la possibilità di approfondire, conoscere e confrontarsi con altri professionisti svaniscono. Le immagini che vediamo a schermo poi sono così tante che il più delle volte non si riesce a capire davvero qual è il lavoro che c’è al di la del progetto concluso. Per questo motivo Stefano ed io abbiamo pensato che sarebbe stato bello iniziare una serie di incontri per dare la possibilità a noi e ai nostri ospiti di conoscere i progetti e i loro autori da molto vicino, spingendo a uno scambio di idee e opinioni in modo semplice e informale.
Per questo sono nati gli incontri DiDa (dove Di sta per l’ospite e Da indica la provenienza) e fino ad ora abbiamo conosciuto e fatto conoscere la mostra personale dei lavori di Serena Gamba, artista torinese; la presentazione e proiezione di Aprés il documentario di Vittorio Mortarotti e Anush Hamzehian; la presentazione del libro Maa di Federico Carpani, la presentazione delle illustrazioni per Tipi di Torino di Giulia Garbin e Stefano Riba e della rivista Le Petit Neant di Giulia Garbin e Miguel Angel Valdivia e la proiezione delle animazioni di Peter Millard.
Farlo poi in un ambiente lontano dai contesti istituzionali, nella dimensione familiare del nostro appartamento ha poi aiutato a creare un rapporto più diretto con gli artisti che trascende l’aspetto meramente professionale

  • Sicuramente la tua creatività non si esaurisce qui. Che progetti hai per il tuo futuro?

Ho avuto da pochi mesi la mia prima figlia e ho meno tempo di prima di dedicarmi ai miei interessi ma sto lavorando e la sua presenza mi ha dato una nuova energia che riesco a orientare anche al mio lavoro. Il mio desiderio è di crescere con la mia professione e intensificare il ritmo senza però rimanerne soffocata e sentir svanire il piacere e la passione.