di Anja Andjelic

Come è nato questo gruppo?

È iniziato tutto per pura passione. Circa quattro anni fa pubblicai un annuncio per chi volesse partecipare. Aderirono inizialmente solo alcuni bambini latino-americani. Oggi coinvolgiamo bimbi che vengono da moltissimi paesi, come Moldavia, Romania, Russia, Pakistan, Kazakistan, e chi più ne ha, più ne metta.

Quindi un intreccio di culture.

Esatto. È l’unione di moltissime culture. Il bello è che, oltre ai bambini, anche i genitori si sentono parte del gruppo, si uniscono, si relazionano e condividono storie, valori, passioni.

Qual è la fascia d’età dei bambini?

Dai 3 ai 12 anni. Sono divisi in due gruppi: piccoli e grandi. All’inizio provavamo dalle suore Marcelline, poi ci venne affidato un posto, il Musica blu in via Sorrento, dove abbiamo creato la nostra casa e dove possiamo provare liberamente.
Il nostro non è solamente un corso di canto, è un vero e proprio momento di condivisione. Durante le ore di prova, abbiamo una pausa di venti minuti in cui ognuno porta del cibo, gioca parla e si relaziona con gli altri. A volte, il presidente del coro, Pedro Rincon, porta a tutti del cibo, da condividere in questo momento piacevole di svago. Il lavoro di gruppo è importante. Perché spesso da soli non ce la si può fare; con dei compagni di avventura è tutto più semplice. È cosi anche nella vita.

È proprio un magnifico lavoro. Così i bambini si abituano già da piccoli ad apprezzare realtà differenti. Che gran contributo alla cultura…

Si questo è proprio il nostro scopo. Secondo me nella prima infanzia, quando sono piccoli, nessuno li prende troppo sul serio, perché sono molto difficili da gestire. A mio parere, loro hanno solo bisogno di un approccio diverso. Con noi, imparano la musica attraverso il gioco. Se già da subito cominciano a rispettare il prossimo, è più facile che siano invogliati ad interessarsi al diverso e a costruire in un futuro un mondo migliore. È una cosa bella. I pregiudizi sociali derivano soprattutto dai genitori che sono già grandi. Si sa che i bambini sono delle spugne, e spesso, purtroppo, percepiscono idee sbagliate e riproducono comportamenti negativi.

Sono difficili da gestire?

No, in realtà sono molto bravi. E poi, anche i genitori ci tengono che i propri figli siano migliori di loro. I bambini sono proprio contenti. È una cosa bella, vedere che sin da piccoli hanno tutte queste passioni.

Dove vi esibite principalmente?

Cantiamo per le strade, nelle piazze, nelle case di riposo, ma cantiamo anche nei teatri, dove il pubblico è più attento. Questo li aiuta a migliorare la loro autostima e il desiderio di migliorare.

Quali sono le vostre idee e i vostri progetti per il futuro?

Abbiamo in programma diversi eventi, tra cui anche un’esibizione durante l’accensione delle luci di Natale e una durante l’inaugurazione del teatro di Villazzano.
Cerchiamo anche di avvicinarli all’opera, che è una parte importante della cultura italiana. Cantiamo l’opera e la trasformiamo in fiaba per farli appassionare a questo mondo, che spesso viene superficialmente etichettato come “cosa da vecchi”.

Ultima curiosità: le canzoni le scrivete voi?

Si alcune, ad esempio “Bolzano Bolzano”, un omaggio alla terra che ci ospita. Un ringraziamento al bellissima città che ci da tante opportunità. Non tutto si ottiene facilmente, bisogna guadagnarsi le cose. Dare e contribuire. Non solo ricevere. I bimbi portano con sé la gioia di vivere e la regalano. Porto l’esempio delle case di riposo: all’inizio molte persone non scendevano a sentirci, quasi storcevano il naso. È bello vedere che con il tempo, il nostro pubblico è aumentato, e il nostro lavoro è sempre più apprezzato.
Altre canzoni, invece, sono tratte dal repertorio popolare di ogni Paese, per cui quando vengono cantate, ognuno si sente a casa. È come dire: “io sono qui, ma non dimentico le mie radici, perché le mie radici e la mia cultura sono cose che posso trasmettere agli altri. Ma posso arricchirmi anche della cultura degli altri.”. Infine, ovviamente, cantiamo anche le canzoni italiane, perché l’Italia è il Paese dove abitiamo, e i bambini devono essere orgogliosi e contenti di stare qui.