di Asia Rubbo

Che cos’è Transart? Chissà quanti bolzanini se lo saranno chiesto girando per le strade tappezzate di cartelloni e programmi dell’oramai affermato festival di cultura contemporanea che, da 17 anni, arricchisce il panorama culturale altoatesino. Il fatto più divertente è che quasi tutti sanno che esiste, molti sanno cos’è, ma pochi riuscirebbero realmente a spiegare di che cosa si tratti.
A tal proposito siamo andati nel giardino del Museo Civico di Bolzano che, per quest’anno, è stato il quartier generale o meglio l’Hub di Transart. Nell’ex centrale elettrica del museo, che ora funge da “ufficio”, abbiamo incontrato Anna Bernard e Fatima El Hajajji, entrambe venticinquenni e bolzanine, che ci hanno spiegato cos’è Transart e, soprattutto, quali sono le sue potenzialità.

“Il festival Transart è nato nel 2000 ed è un festival di cultura contemporanea multidisciplinare, come vuole sottolineare anche il nome” racconta Anna che, dopo aver fatto uno stage presso l’associazione nel 2013, è diventata una collaboratrice attiva dall’anno scorso.
“Il termine cultura contemporanea, inoltre, abbraccia tutto quello che è arte e performance su ogni livello. E’ una categoria molto vasta che può comprendere un’installazione, un audio o una performance teatrale” afferma Fatima El Hajajj, per molto tempo “braccio” del festival e quest’anno tirocinante presso l’ufficio dell’associazione.

Partecipare alla preparazione e alla gestione di questo festival non è cosa semplice, soprattutto visto che il team è abbastanza piccolo e le cose da fare veramente troppe. Ogni anno il direttore artistico si occupa di stilare il programma e di contattare artisti provenienti da ogni parte del mondo, quindi parte dell’organizzazione sta nel gestire la loro accoglienza e la logistica, dato che i luoghi delle performance sono piuttosto ricercati e non tradizionali. “Le attività sono davvero molte e per questo il lavoro di gruppo e la sinergia tra tutti noi sono davvero importanti” ammette Fatima. Oltre al team organizzativo, anche il team tecnico ricopre una grandissima importanza, soprattutto perché “le performance il più delle volte hanno luogo in posti abbandonati o poco conosciuti e che, quindi, devono essere adattati per ospitare performance o installazioni di ogni tipo” continua Anna, che sottolinea anche come lo stesso Transart Hub sia situato in un posto fino ad oggi inutilizzato e sconosciuto alla maggior parte dei bolzanini.
La formula Transart, anno dopo anno, continua a riscuotere successi e lo confermano sia il numero di spettatori, sia il numero di artisti internazionali che caratterizzano soprattutto questa edizione. “Le persone si fidano molto di questa manifestazione, infatti vendiamo parecchi abbonamenti prima ancora che esca il programma del festival” e inoltre, aggiunge Anna “ci sono anche alcune performance che giocano sulla segretezza e sulla sorpresa, quindi può accadere che non ci sia una descrizione di quello che si va a vedere”.
L’obiettivo di Transart è soprattutto quello di proporre un programma vasto e vario, che possa soddisfare i gusti di un pubblico che vada dal bambino all’anziano, perché infondo cultura contemporanea è un concetto davvero ampio. Quest’anno c’è stata inoltre una speciale attenzione nei confronti dei giovani ed è stato pensato l’abbonamento Transart Young, per dare loro l’opportunità di divertirsi nelle serate di clubbing e assistere ad una performance ad un prezzo ridotto.
Oltre ad essere onnicomprensivo, il festival Transart riesce a riqualificare luoghi che altrimenti sarebbero abbandonati o non accessibili al pubblico, dando vita alle situazioni più inaspettate e rendendo l’esperienza artistica ancora più speciale.
Ma allora se questo festival è così seguito, come mai molte persone non riescono a capire di che si tratti? Probabilmente leggere il programma richiede del tempo, non è qualcosa di immediato, soprattutto perché molte delle performance che vengono descritte non sono banali e scontate.
“Viviamo in una regione che tende a chiudersi in sé stessa e Transart può rappresentare un’opportunità per andare oltre i confini regionali e nazionali, per scoprire molteplici approcci all’arte e alla cultura contemporanea” spiega Fatima “in queste tre settimane di festival si possono fare delle esperienze che altrimenti non si avrebbe mai l’occasione di fare, come ad esempio ballare vicino ad una locomotiva.”
La particolarità di Transart inoltre, secondo Anna, è che “è impertinente e sfacciato, non cerca di nascondere concetti che potrebbero essere scomodi e per questo ogni performance è una sorpresa, qualcosa di davvero singolare”.

In poche parole, Transart offre l’opportunità di scoprire e vivere il proprio territorio in maniera diversa, assistendo a performance di alto valore artistico e, soprattutto, partecipando attivamente alla manifestazione trasformandosi da spettatore passivo a protagonista della performance stessa.