di Gianluca Berardi

Il mondo del cinema è sicuramente uno dei sogni più diffusi, uno dei traguardi più ambiti per un gran numero di giovani. La strada per raggiungerlo però non è certamente facile e necessita di una grande passione e volontà di imparare. Proprio queste sono le qualità che non mancano a Manuel Koch, Asia De Lorenzi e Gabriele Mazzoni, tre dei principali artefici della realizzazione del lungometraggio “Il dominio della lacrima”.
È d’obbligo in questo caso partire da Manuel, che per l’occasione veste sia i panni del regista, sia quelli di scrittore e sceneggiatore del film. Il soggetto, a detta sua, risale infatti ad un racconto scritto già ai tempi del liceo, poi adattato insieme all’amico e collaboratore Mattia Merlin, per essere fruibile alle esigenze cinematografiche. La storia parla di Daniel Montenovo, uno studente insoddisfatto della sua vita piena di problemi. La personalità del protagonista può essere sintetizzata in due parole: si tratta infatti di un edonista timido, il quale avrà una svolta nella vita quando si ritroverà a contatto con un’entità che lo metterà davanti ad un bivio: vivere una vita vera, continuando ad essere insoddisfatto, oppure cedere all’entità e perdersi in un sogno perpetuo e meraviglioso, cessando però di vivere del tutto.
Tutti e tre condividono l’opinione che il film sia un thriller, che mantiene però il tratto fiabesco presente nella scrittura della storia originale. Importante è un tratto profondo che traspare dal personaggio principale che si rifà alla psicologia dell’uomo di Pascal.
Daniel viene interpretato da Gabriele Mazzoni, giovane attore diciannovenne alla prima esperienza cinematografica. Proprio le differenze recitative che ha trovato passando dal palco di un teatro alla recitazione davanti ad una macchina da presa lo hanno colpito. A detta sua, i primi giorni e i primi ciak sono stati molto difficili, quasi scoraggianti. Dal suo punto di vista il personaggio è alienante e profondo e proprio per questo difficilmente interpretabile. Man mano che le riprese andavano avanti, grazie soprattutto alla direzione puntuale di Manuel, che conosce meglio di chiunque altro ogni aspetto della storia, è stato capace di sciogliersi.
Un altro dei simboli che rappresentano al meglio il trasporto e la grande voglia di imparare presente sul set è la direttrice della fotografia Asia de Lorenzi. Anche lei giovanissima, con una grande passione per la fotografia, si è trovata per la prima volta alla lavorazione di un film. Il suo ruolo è certamente uno dei meno conosciuti alle grandi masse. Perché è vero che si sente spesso parlare del direttore della fotografia, ma in cosa consista il suo lavoro non molti lo sanno. Per fare un parallelo, il suo compito equivale a quello di un light designer che si occupa dell’illuminazione notturna di un monumento famoso, sta a lei farlo risaltare e rendere al meglio. È di sua responsabilità e del collega Thomas Marciano l’impatto che l’immagine avrà sullo spettatore.
Proprio in questi giorni la troupe sta festeggiando i tre anni dall’inizio della lavorazione. La realizzazione sembra esser stata decisamente faticosa, più di ottanta giorni di riprese, la maggior parte in Alto Adige, ma con una scena che li ha visti anche in trasferta in Molise. Ora è iniziato il lavoro di postproduzione che dovrebbe porre la data di uscita del film nel 2018. Proprio nella passione dei collaborati sembra celata la forza del film. Tutti o quasi, si trovano alla prima esperienza nel mondo del cinema, ma non per questo puntano a fare le cose male. Se avere la possibilità di sbagliare è il modo migliore per imparare ci si può aspettare che l’esperienza che ne trarranno tutti gli addetti alle riprese, e tutti i membri del cast, sarà enorme. Poco importa quindi che nessuno della troupe venga pagato, l’energia che viene incanalata nella produzione è comunque tantissima. I fondi per la realizzazione del film sono infatti limitati. I principali fautori del progetto sono la Provincia di Bolzano e la fondazione Cassa di risparmio che hanno contribuito finanziariamente alle tante spese che la realizzazione di un film ha. Soldi che sì bastano per pagare agevolmente le riprese ma che mai sarebbero bastati per dare un piccolo contributo ad ogni collaboratore. La distribuzione è prevista in prima battuta al livello locale e sul web, ma nulla impedisce che la pellicola possa valicare i confini della provincia.
Prove a sostegno della validità del progetto non mancano, basti pensare ad esempio che la voce narrante del film è Mino Caprio, ovvero il doppiatore che presta la voce a Peter Griffin, a nonno Simpson o anche al sig. Weasley di Harry Potter. Si tratta quindi di un collaboratore d’eccezione che non ha esitato ad entrare a far parte del team. Anche il fatto che l’età della maggior parte degli attori e dei collaboratori sia nell’ordine di misura della ventina di anni non può che deporre a favore del lavoro.
Il filo conduttore dell’intervista è certamente la “passione” che tutti i ragazzi del team mettono nel progetto, sono molto motivati e hanno voglia di imparare attraverso i loro errori. È vitale però che tutti i membri della troupe non si prendano troppo sul serio, e riescano a capire che un’esperienza del genere è esattamente il modo per imparare, e perché no, di porre le basi per una carriera futura. Ma proprio per questo serve ad imparare, e sarebbe arrogante pensare di riuscire a trasmettere a tutti il messaggio che si aveva in testa. Anche portarlo ad una minima parte di coloro i quali guarderanno il film, sarebbe una grande vittoria.
Il progetto è ben strutturato e la partecipazione di un doppiatore quotato come Mino Caprio lo dimostra. Sta adesso a Manuel e a tutti i collaboratori mantenere nella pellicola le alte aspettative che mi hanno creato nell’arco di questa intervista.