Non ci sono molte occasioni per un bolzanino, o per chiunque, di entrare in contatto con l’universo dei rifugiati e dei migranti. Per me e per altri ragazzi questo è potuto accadere grazie a un progetto artistico proposto da Museion, che nasce nell’ambito di un più ampio progetto europeo. Si tratta di un workshop chiamato «Museion a Toolbox», rivolto a ragazzi tra i 16 ed i 25 anni, che prevede uno scambio di artisti provenienti da diverse città europee, tra cui Zagabria, Graz, Tallinn, Łódź e Bolzano.
Il primo di aprile ci siamo incontrati in molti al Passage del Museion. I partecipanti erano perlopiù studenti del liceo, ma anche universitari e alcuni ragazzi rifugiati attualmente residenti presso l’Hotel Alpi. L’artista presente era il polacco Marcin Polak, giunto da Łódź insieme alla sua curatrice e traduttrice Ewelina.
C’è voluto poco a familiarizzare con i ragazzi dell’Hotel Alpi, invitati dal museo.
Fin dai primi approcci non abbiamo sentito la presenza di barriere culturali, anzi, loro si sono aperti e ci hanno raccontato le loro storie, le loro esperienze e le loro percezioni. Eravamo tutti ragazzi della stessa età e dunque, per quanto diversi, i linguaggi che utilizzavamo erano gli stessi, dall’uso dei cellulari alla musica al bisogno di stare in compagnia e conoscersi.
Il mattino era dedicato al brainstorming e il pomeriggio alla «creatività». Avevamo a disposizione solo dieci giorni per creare un’opera d’arte con il supporto e la direzione di Marcin.
Il tema da lui scelto relativo alla migrazione era: la «Miscommunication» del fenomeno dell’immigrazione nei social media. Prima di trattare il tema dell’immigrazione in Italia, e in particolare a Bolzano, Marcin ed Ewelina dovevano però farsi un’idea di chi eravamo, capire le nostre realtà e la nostra storia.
I primi giorni siamo andati tutti insieme a visitare il Monumento della Vittoria e le Semirurali in via Bari con una guida. Il giorno seguente siamo passati per il centro di prima accoglienza della Volontarius in stazione a Bolzano e in seguito al Hotel Alpi su invito dei ragazzi residenti lì. Non mi sarei mai immaginata di entrarci, da fuori sembra un posto impenetrabile. Una realtà che sembra non far parte di Bolzano, considerata «casa» dai ragazzi che ci vivono e «ghetto» dalle persone che ci passano davanti. L’Hotel è stato per tutti una rivelazione, l’accoglienza e la voglia dei ragazzi di invitarci a entrare si vedeva nei loro sguardi, e questo ha commosso me e tutti gli altri.
Abbiamo iniziato a fare ricerche su quotidiani, riviste e sul web. Ognuno aveva il suo compito e i ragazzi dell’Hotel erano in questa ricerca essenziali. Contemporaneamente si lavorava alla creazione del flyer per l’evento previsto per mercoledì 27.
Tutti hanno partecipato attivamente nelle riunioni presso l’Atelier House di fianco al Museion.
Abbiamo trascorso insieme dieci giorni pieni di eventi, abbiamo incontrato il giornalista Massimiliano Boschi del Corriere dell’Alto Adige al quale abbiamo rivolto alcune domande e siamo stati invitati alla presentazione di Europadreaming all’Università di Bolzano.
Il giorno della presentazione del nostro lavoro eravamo tutti in apprensione perché non sapevamo esattamente quanta affluenza ci sarebbe stata e come sarebbe accolto il nostro lavoro. Lo spazio a noi adibito era il Passage e l’Info Room del Museo. Le installazioni da noi create con la supervisione di Marcin sono state predisposte in modo da stimolare il pubblico alla riflessione.
Proiezioni con diverse frasi scritte da noi e dalle persone che poi sarebbero arrivate, video di Salvini, Trump e Waszczykowski mostrati su tre televisori. Inoltre, vi era una zona dedicata ai giornali e alle foto che avevamo identificato come «misleading informations», disegni fatti dai ragazzi dell’Hotel e infine un dj-set per il concerto di Hali e il suo gruppo. Fu un successo, continuammo a festeggiare anche dopo la chiusura del Museion, tutti insieme.
Inoltre il giorno stesso Marcin ha comunicato a noi e ai rappresentati del Museo la decisione che aveva preso riguardo alla sua opera finale a Bolzano. Più che definirla opera d’arte è stata un’opera di bene. Ha richiesto che fosse dato da parte del Museion ai ragazzi dell’Hotel la stessa possibilità e trattamento che lui aveva ricevuto durante il suo soggiorno, quindi di occupare l’Atelier House per due settimane e di ricevere un contributo finanziario per il loro lavoro. Questa sua scelta è stata accettata dal Museo, Marcin è un artista coraggioso e sicuramente, come ci siamo tutti ben presto accorti, non convenzionale.
Il progetto Toolbox continuerà fino al prossimo anno, quando ci sarà l’esposizione congiunta di tutte le città partecipanti. Quest’opera si sposterà così di città in città.
Un’esperienza davvero unica, sia per noi che per i ragazzi dell’Hotel che per la prima volta da quando sono qui hanno potuto finalmente sentirsi parte di una comunità.